Meriggiare pallido e assorto
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
(Eugenio Montale, Ossi di seppia, 1925)
Ma chi è il soggetto? Chi meriggia, chi spia, chi osserva? Sembra che Montale non parli di una persona, sé o altri, ma dipinga piuttosto dei gesti, delle azioni che stanno lì, quasi immobili, di fronte ad un mondo apparentemente statico ma in realtà in eterno moto. Così l’indefinita statua pallida e assorta, che sta da sempre accanto al muro, sente, senza riuscire mai a farli suoi, i movimenti di merli, serpi, formiche rosse.
E’ una sorta di tremula vibrazione, un terremoto statico e silenzioso a provocare, a invocare quella triste meraviglia che rende consapevoli dell’esistenza. E allora l’orizzonte cambia: non un pezzo rovente di muro, ma una lunga muraglia, fredda e aguzza. Eppure questo nuovo orizzonte ci pone una volta per tutte davanti all’invalicabile: il travaglio, il parto della vita, non dischiude il mistero. Ci sono giardini che non si possono oltrepassare, bisogna accontentarsi di un orto secco, in lontananza il mare e ancora colline brulle. Persino il sole acceca. Non c’è uscita, ma non c’è nemmeno entrata: il meriggiare all’infinito va ben oltre il tempo, l’osservatore resta sempre in lontananza, le cose conservano il loro segreto. E’ un sole che non abbronza, non salva l’uomo dal suo pallore.
Nella prima quartina siamo subito di fronte a una differenza sostanziale tra il pallido meriggiare e i colori caldi e roventi del muro, dei pruni, dei merli e delle serpi. La diversità diventa quasi rottura nella seconda strofa: le formiche si muovo nelle crepe, senza una logica umanamente comprensibile: ora si rompono ora si intrecciano.
Nella terza quartina sembra esserci uno spiraglio: lo sguardo si alza ed osserva il mare, l’udito si affina e ode il cicalare dei colli.
La cadenza ad inganno dura una sola parola: e andando. Finalmente si va, pensa il lettore, dopo il meriggiare, ecco la scossa. Invece ecco il sole che abbaglia, ecco un sentimento di meraviglia triste, mossa dagli oggetti, non decisa dall’uomo. La vita si mostra per quello che è, un continuo rinvio, un seguitare di eventi e pratiche mai compresi fino in fondo. E di questo l’uomo resta prigioniero in ogni suo atto, come un monaco o un carcerato, che dalla cella osservano il piccolo divenire delle cose, che è nulla di fronte all’infinita immobilità dell’essere, cui né l’occhio né il cuore sanno sfuggire.




21 commenti:
fa schifo
Se vuoi puoi aggiungere qualcosa tu, il sito è fatto apposta per questo.
Ciao
nn è vero... stepius è bellissimo! by xxx
finalmente ho trovato un commento d qst poesia decente..porka miseria...
e quindi riusciro a fre il compito...grz al sito...ciauuuuzzzz
ho trovato un commento ankio xfortuna è decente altrimwenti cm faccio a copiare il compito di domani.
grazie mille!!! finalmente un commento decente!!!
Grazie a voi,
ciao
grazie..adesso riuscirò a fare il compito..!!
a dir la verità il commento mi sembra un pochino apporssimativo..
Non mi sembra neanche che tu abbia colto il vero senso di questa poesia..
Ti do atto del fatto che comprimere Montale in poche righe è un operazione quasi impossibile..e lui stesso è un autore molto, infinitamente complicato.
ora ti lascio il mio schematizzato commento:
la poesia(come tutta la poetica di montale) si riferisce alla condizione umana(nota che tutti i verbi sono all' infinito).
Innanzitutto "orto" è da intendere con significato latino, il significato di Giardino(il giardino dell' Eden)noi dove siamo posti?..siamo all' esterno del muro e del giardino.Gli ultimi due versi della poesia ci descrivono brevemente il paesaggio.
In realtà è il paesaggio più terrificante che tu possa immaginare: "pruni","sterpi","frusci"..sono parole di Dante..del cano tredici dell'inferno. la Selva degli Suicidi. è questo il paesaggio orribile che ci troviamo davanti. ci troviamo tra prunoi neri e contorti che non hanno frutti ma hanno spine velenifere..le formiche sono rosse, il rosso è il colore demoniaco per eccellenza.
travaglio è la parola chiave della poesia: è una parola polisemica, accanto al significato italiano si accosta quello inglese (travel) di viaggio, quello spagnolo di lavoro e quello di "traballum", morte..
questa è lavita per montale, una condizione di "desolazione e straniamento", di sofferenza.
la luce è antitetica a quella del paradiso: a Dante dona la vista, a Montale la toglie.
Qui Montale analizza proprio la condizione di "desolazione e straniamento" della vita:
L'uomo ha perso la felicità, la serenità con l'espulsione dall' "orto", dal giardino che gli è precluso da un muro, da una muraglia invalicabile perchè alla sommità sono posti "cocci aguzzi di bottiglia", quidni non possiamo che "seguitare" lungo questo muro, in un mondo arido e desolato, con la speranza di poter, un giorno, trovare un' apertura, una breccia in questo muro con la speranza(in Montale non si parla mai di certezze)che dilà di questo ci sia il Giardino
Grazie per il dotto commento.
Il mio professore di filosofia teoretica all'Università, Carlo Sini, diceva che è possibile diventare grandi filosofi anche conoscendo un filosofo solo.
In ogni caso quello che trovi qui è un tipo di commento diverso dal tuo: si tratta di qualcosa di molto più semplice e soggettivo, per lo più incentrato sul testo, sull'opera in sé. Lascio agli altri i riferimenti incrociati, la scoperta delle citazioni dantesche, di arditi agganci al giardino dell'Eden.
La mia è solo un'interpretazione tra quelle possibili (Gadamer) o una nuova metafora (Ricoeur). Insomma, niente di dotto. E' solo cultura del cuore.
Se ti sembra approssimativo hai ragione: il senso della poesia non si coglie, si sfiora.
Ciao.
komplimenti a ki ha scritto qst skifo di kommento nn hai kapito proprio nnt di qst poesia ...
sebbene il tuo linguaggio non sia esattamente poetico, rispetto la tua opinione. Se vuoi arricchisci tu il commento con osservazioni personali, così dai una mano a chi ne ha bisogno.
va aggiunta qualcosina visto che comunque è un poeta ermetico ma questo commento è da 7
STO COMMENTO FA SCHIFO. Ora cm faccio fare il compito!!!!!! Impegnatevi 1 po' di + la prossima volta!!!!
mah?!
ke c'è scritto?
è una cosa incomprensibile...nn si capisce nnt...fa schifo..ha ragione il ragazzo o la ragazza che l ha detto...bleeee....
Ungaretti era gay
il commento nn è ke fa skifo...nn si può dire questo...se lo abbiamo cercato vuol dire ke noi nn lo sappiamo fare e quindi lo troviamo qui...ki ha scritto il commento di questa poesia lo ha fatto x aiutarci...e ki ha detto ke fa skifo è decisamente uno stolto xkè se sapeva come farlo nn sarebbe venuto qui a cercarlo...già è una cosa ke lo si trova sto benedetto commento quindi nn ci lamentiamo di ciò ke troviamo xkè di certo noi nn sapremmo fare di meglio....
Cmq grazie x il commento sulla poesia....Ciaooooùùù...
Questa bellissima poesia fa proprio schifo mè viè da vomità...ciao sekkioni
grz x il commento moska!!
Ma invece di infangare i commenti ke sn qui ... xkè nn provate a farli voi??!!
salve sono sante natuzzi e abito in via pietro sette 54 di santeramo in colle (BA) sto commento e veramente pienoso
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